RWITA

LE FERITE RISORTE

«È risorto dai morti ed è Signore.»

(Matteo 28:6, Confessione da Romani 10:9)

«Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani,

e porta la tua mano e mettila nel mio fianco,

e non essere incredulo, ma credente.»

(Giovanni 20:27)

È la mattina della domenica di Pasqua.

In questo giorno glorioso, sorprendente, colmo di momenti miracolosi ed eterni, un giorno pieno di gioia sacra, il nostro Salvatore, Signore, Dio, guida il nostro sguardo interiore a contemplare i miracoli custoditi nel Suo Corpo Sacro Risorto, a meditare sulle cinque profonde cavità dove ci rifugiamo quando siamo nella nostra oscurità, nel dolore, nella paura e nel peccato. Il Suo Corpo Sacro Risorto è lo stesso Corpo Sacro che verrà ad abbracciarci quando saremo finalmente chiamati a Casa, le Sue braccia spalancate, una gioia totale sul Suo Volto.

Egli è la nostra Terra Promessa.

«Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani,

e porta la tua mano e mettila nel mio fianco,

e non essere incredulo, ma credente.»

Papa Benedetto XVI ha descritto quel momento d’incontro tra Cristo Gesù e i Suoi apostoli... noi... nella stanza barricata, quando il nostro «Dio ferito» sta in mezzo a noi e le Sue Ferite sono messe a nudo. Le Sue «ferite d’amore», le ferite che ha desiderato quando ha assunto «la passione dell’uomo», rese evidenti nella Sindone di Torino, nell’«Icona scritta nel sangue».

Queste Ferite rendono visibile l’amore inestinguibile di Dio per ciascuno di noi. Queste «Ferite Risorte» rivelano l’essenza di Dio, la Sua Divina Vulnerabilità, che sarà presente sul Suo Corpo Sacro per sempre.

Possiamo continuare a riflettere per tutta la vita su come e perché le nostre anime siano così profondamente toccate dalle profondità insondabili della descrizione del Papa: le Sue «Ferite Risorte».

In questo giorno del Signore Risorto, quando le correnti della Misericordia di Dio si riversano nelle anime di ogni tempo, forse possiamo essere ispirati a portare quella frase nella preghiera: Ferite Risorte.

Lo Spirito del Signore può donarci una domanda... perché il Salvatore ha conservato le Ferite dei chiodi sul Suo Corpo Sacro se la Sua Carne, dopo tre giorni, era altrimenti completamente guarita dalle frustate, dalle spine, dai colpi, dalle contusioni?

Nelle parole «Ferite Risorte», Papa Benedetto attingeva agli insegnamenti di San Tommaso d’Aquino, che ci ha aiutato a iniziare a comprendere che le Ferite del Salvatore, conservate nel Suo Corpo Glorificato, sono Ferite che rimarranno visibili fino alla fine dei tempi e oltre.

San Tommaso le descriveva come ferite di dignità, non di deformità, fari di speranza, segni di vittoria conquistata attraverso l’umiltà e la rinuncia a sé stessi, evidenza di un amore pieno di misericordia, donato al Padre in obbedienza totale (Summa Theologiae).

Cristo Gesù non sarà mai senza queste Ferite Sacre, visibili a tutte le anime per l’eternità.

E San Giovanni della Croce ci guida profondamente dentro ciascuna ferita per collocare le nostre anime in quei luoghi di guarigione e redenzione:

San Giovanni ci aiuta a trovare la nostra parte spezzata, la nostra anima «violata», la nostra fragile e finita umanità mentre ci nascondiamo nelle «fessure» di queste Ferite Sacre Risorte. Lì, con il nostro consenso, lo Spirito del Signore inizia a purificarci, consuma il nostro egoismo e troviamo misericordia, restaurazione, guarigione, redenzione, sempre avvolti nell’Amore.

«O mia colomba, nelle fessure della roccia, nei luoghi segreti della scogliera,

fammi vedere il tuo volto,

fammi sentire la tua voce.»

(Cantico dei Cantici 2:14)

Il nostro Divino Salvatore, la Roccia, ci supplica con grande desiderio di entrare nelle Sue Ferite Risorte, soprattutto nel «luogo segreto» della Ferita nel Suo Fianco dove Egli brama «vedere il nostro volto, sentire la nostra voce».

Durante l’Ultima Cena, Gesù pronunciò:

«Questo è il mio corpo... Questo è il mio sangue.»

San Giovanni Paolo II ci insegna che nell’uso del tempo presente da parte del Signore, «È», Egli ha creato una «misteriosa unità nel tempo» tra il Triduo, l’Ultima Cena, la Passione, la Risurrezione e il passare dei secoli.

Il Papa ci insegna che ad ogni Comunione, ad ogni Eucaristia per sempre, quando un sacerdote consacra il pane e il vino, Gesù Signore si fa Presente, Corpo, Sangue, Anima e Divinità.

Ci avviciniamo, con timore e tremore, a ricevere il Suo Corpo Sacro. Questo è lo stesso Corpo Sacro che custodisce le Ferite Risorte. Tutto il tempo converge in Lui, Tempo Divino e tempo umano di Dio. E schiere di Angeli si inchinano davanti a noi perché ora portiamo sulla lingua o nella mano il Signore degli Eserciti: perché siamo diventati il Suo Tabernacolo vivente, la Sua Arca della Alleanza incarnata.

Se riusciamo a tornare al nostro banco, possiamo essere illuminati dal fatto che la Divina Vulnerabilità di Dio è ora affidata a noi stessi. Ora custodiamo in noi Colui che porta le Ferite d’Amore, il nostro Dio Ferito che è l’Icona scritta nel Sangue, Colui che ora «vede il nostro volto e sente la nostra voce».

Colui le cui ferite d’amore, il cui Corpo Sacro contiene le «fessure» dove ci nascondiamo, è ora nascosto dentro di noi, realmente Presente con il Padre e lo Spirito Santo, umilmente chiedendo che lo contempliamo con il nostro «debole amore che lo affascina».

«Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani,

e porta la tua mano e mettila nel mio fianco,

e non essere incredulo, ma credente.»

Il nostro glorioso Signore Risorto, sempre amorevole, sempre presente, sempre supplicante, sempre desideroso, sempre in attesa, sempre perdonante, sempre redimente, sempre imprigionato nel nostro essere...

«Vivere d’amore è stringere da vicino

la Parola non creata – Voce del mio Signore!

E con Te, nel cuore del mio cuore, custodire

lo Spirito che manda la Sua fiamma adorata.

Così, amando Te, anche il Padre è mio:

Il mio debole cuore l’ha attirato dall’alto,

O Trinità, Prigioniera Divina!

Oh, mio povero amore.»

(Santa Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo)

Egli è vivo.

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